La piaga del gioco d’azzardo vista dalla Chiesa

La ludopatia è una malattia ormai ufficialmente riconosciuta in quanto tale, che molti enti pubblici e provati cercano di contrastare con vari mezzi. Ben conoscono questa problematica i sacerdoti delle parrocchie italiane, che molto spesso si devono confrontare con chi frequenta le loro chiese chiedendo aiuto perché un parente, o magari loro stessi, sono finiti nella spirale perversa del gioco d’azzardo.

Su Radio Vaticana è stata trasmessa l’intervista al parroco della parrocchia romana di Tor de’ Schiavi, don Maurizio Mirilli, che ha offerto il suo punto di vista sulla questione individuando possibili aree di intervento e disegnando un quadro piuttosto drammatico della realtà delle famiglie italiane. Don Maurizio racconta infatti che nella sua parrocchia non sono pochi coloro che si sono rivolti a lui per avere un aiuto ad uscire dalla dipendenza dal gioco d’azzardo. Le statistiche lo dicono, nel 2016 le entrate derivanti dal gambling sono aumentate dell’8% ammontando in tutto a ben 95 miliardi; ma questi non sono che numeri, la cui veridicità il sacerdote deve verificare ogni giorno sulla sua pelle. Parla infatti di padri di famiglia che dilapidano l’intero patrimonio familiare per continuare a giocare alle slot machine, che don Maurizio individua come il vero pericolo del suo quartiere. Ciò che spesso accade è che chi diventa vittima della dipendenza da gioco non ha più il potere di fermarsi, e questo lo rende facile preda dell’usura. Si incontrano con facilità persone che prestano piccole cifre per continuare una partita, ma le cifre crescono in fretta fino a divorare tutto il poco che una persona possedeva. Il sacerdote dice che non solo sono numerose le persone che si rivolgono a lui per un consiglio o un supporto concreto, ma consoce anche tanti altri soggetti che soffrono di ludopatia ma si vergognano di chiedere aiuto. Da questo punto di vista don Mirilli è molto duro: dice infatti che non deve essere chi si ammala a vergognarsi, ma tutti coloro che lucrano su questa malattia nella quale la miseria spinge facilmente a cadere. Purtroppo è un cane che si morde la coda: molti esercizi commerciali installano le slot machine al loro interno per far fronte ai magri incassi, in quanto queste macchinette invece rappresentano un facile introito. Lo Stato, secondo il sacerdote, è uno dei principali colpevoli in quanto non ha mai preso misure sufficientemente severe per impedire il dilagare delle ludopatie. Si era parlato di una legge che impedisse di installare le slot machine in aree vicine a scuole o altri centri di aggregazione, ma non è mai stata varata. Secondo il sacerdote infatti, se la “tentazione” del gioco fosse un po’ meno a portata di mano, se la sua fruizione fosse meno facile, questo sarebbe già un primo rimedio. Poi parla della prevenzione educativa: infatti secondo la sua esperienza a cadere vittime del gioco d’azzardo sono persone di ogni età, ma sempre di più sono i giovanissimi. Secondo lui il problema sono gli smartphone e il fatto che i ragazzi si abituano a giocare fin da piccolissimi usando gli innocui intrattenimenti dei loro telefonini. In questo modo però prendono l’abitudine al gioco, e da lì all’azzardo il passo è breve. Sono dunque numerosi i fattori che portano la piaga della dipendenza dal gioco d’azzardo a diffondersi sempre di più nel tessuto sociale italiano: in primis la mancanza di denaro e il desiderio di trovare un modo facile e veloce per risolvere i propri problemi economici.