La dipendenza dal gioco d’azzardo: le slot machine

La dipendenza dal gioco d’azzardo è ormai riconosciuta anche dal sistema sanitario nazionale come una patologia a tutti gli effetti. Viene annoverata tra le “nuove dipendenze” che possono causare non solo disagi psichici ma anche difficoltà relazionali.

Sembra che una delle dipendenze più gravi e preoccupanti sia quella dal gioco alle slot machine che, per inciso, sono anche i giochi più diffusi sul territorio nazionale. Si calcola infatti che nel 2016 gli italiani abbiano speso alle slot machine 4,6 miliardi di euro; e l’aspetto che maggiormente impensierisce gli esperti è che le slot machine, grazie alla facilità di approccio e all’immediatezza della vincita, più di altre forme di gambling ha la capacità di fare presa su una psiche non troppo salda. La dipendenza dalle slot machine ha un meccanismo neurologico ben preciso che è stato studiato e spiegato nella seguente maniera. Quando si svolge una qualsiasi attività il piacere che ne deriva può essere di due tipi. Si parla di piacere “endogenico” se è legato all’attività in se; si dice piacere “esogenico” quando invece deriva da ciò che si potrebbe ottenere eseguendo un determinato atto. Quando si gioca alle slot machine, in un primo momento il cervello riceve stimoli di tipo esogenico, in quanto ci si aspetta una vincita. Piano piano però subentra il piacere endogenico, vale a dire che si continua a giocare non tanto per quello che si potrebbe ottenere quanto più semplicemente per il piacere del gioco in se stesso. A questo meccanismo, che ben presto conduce il giocatore non tanto ad attendere l’esito della giocata quanto più a godere semplicemente del girare dei rulli, si devono aggiungere tutti gli altri stimoli sensoriali che sono propri di una slot machine. Luci, colori e suoni sono parte integrante della dipendenza dal gioco, soprattutto perché sono legati ad infondere nel giocatore l’errata sensazione di stare sempre vincendo. Quando infatti si incassa una cifra, per quanto si tratti di una vincita parziale rispetto ai soldi che si sono investiti, la macchina gratifica il giocatore con suoni trionfali e un tripudio di luci intermittenti. Quando si perde, invece, la macchina è silenziosa, tanto da non permettere nemmeno la percezione della perdita. Sono stati compiuti degli studi per capire meglio questo aspetto, facendo giocare alcune persone a macchine che invece sottolineavano la perdita con suoni adeguati. Si è così potuto riscontrare che nei soggetti considerati insorgeva ad un certo punto la consapevolezza di stare perdendo i propri soldi; invece quelli che giocavano alle slot “normali” non riuscivano ad avere correttamente questa sensazione. Un altro aspetto delle slot machine che induce alla dipendenza è che esse ingenerano una falsa sensazione di poter controllare le proprie giocate, e di conseguenza le perdite e le vincite. In gergo tecnico si parla di “gambler’s fallacy”, che è appunto questa illusione di essere padroni delle proprie azioni quando invece è il gioco che ci sta conducendo a fare ciò che vuole. Ovviamente ci sono soggetti maggiormente predisposti rispetto ad altri a cadere vittima del fascino delle slot machine e del gioco d’azzardo: sono per lo più persone con tratti di nevroticismo, dove la nevrosi si esplica nel tentativo di rivalsa e non nel timore della perdita. Infine c’è da considerare l’aspetto sociale: in Italia gli enti che dovrebbero promuovere campagne rivolte al gioco responsabile sono le stesse che traggono profitto dal gioco d’azzardo, in un palese conflitto di interessi. Il proibizionismo non sarebbe utile, ma sarebbe utile promuovere stili di gioco più salutari.