L’evoluzione del gioco d’azzardo in Italia

Il gioco d’azzardo al giorno d’oggi è un vero e proprio “business”. Muove svariati milioni di euro ogni anno e costituisce per gli erari statali una fonte di introito non di certo secondaria. Ma è sempre stato così? Risalendo indietro nel tempo si può notare come in Italia le cose siano cambiate parecchio nel giro di poco più di un secolo; si potrebbe parlare di evoluzione o forse anche di involuzione, ovviamente dipende dal punto di vista che si adotta.

Una storia che traccia il percorso compiuto dal gioco d’azzardo nel nostro Paese dal punto di vista legislativo è stata tracciata da Maurizio Fiasco, il quale nel 2016 è stato insignito di un’onorificenza al merito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Questo riconoscimento è stato conferito perché Fiasco è Presidente dell’ALEA, ovvero l’associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio. Il gioco d’azzardo infatti presenta due facce ambivalenti e molto pericolose. Da un lato c’è il guadagno facile e il giro di affari di cui beneficia anche lo Stato; dall’altro c’è la piaga sociale della ludopatia, di persone che diventano dipendenti dal gioco e spesso finiscono per disperdere interi patrimoni. Se infatti guardiamo parecchio indietro nel tempo, negli anni compresi tra 1897 e 1992, si vede come il gioco d’azzardo venisse in effetti considerato “fuorilegge”. Ad occuparsene era il Ministero degli Interni, e veniva considerato come un’attività immorale e lesiva per il benessere pubblico. In quanto tale essa veniva vietata in ogni sua forma. Solo nel dopoguerra alcune forme di gioco vennero legalizzate, come operazione di “contenimento” dei traffici clandestini. Era possibile giocare alle lotterie, al superenalotto e furono resi legali i quattro casinò presenti in suolo italiano. Tra il 1992 e il 2003 le cose cambiarono sensibilmente, poiché la spesa dello Stato era cresciuta e si sentiva il bisogno di usare il gioco d’azzardo in campo economico. Sotto i governi Amato e Ciampi dunque avvenne una radicale mutazione della situazione. Non solo il gioco d’azzardo non era più illegale, anzi veniva usato come forma di approvvigionamento per le casse dello Stato. Ma non è finita. La svolta vera e propria avviene con i governi Berlusconi, tra il 2003 e il 2009. È in questo arco di tempo che si viene strutturando una vera e propria economia che ruota attorno al mondo del gioco d’azzardo con l’installazione delle macchinette per giocare alle slot machine negli esercizi commerciali pubblici. Le slot machine vengono infatti considerate un gioco lecito, per quanto invece vengano eliminati videopoker (perché al contrario il poker è considerato gioco non lecito). Nel 2009 arrivano anche le macchine VTL e arrivano in Italia i primi casinò on line, che da quel momento consoceranno un vero e proprio boom, con una crescita a dismisura che ancora oggi non conosce arresto. Eccoci dunque arrivati al 2016, dove la crescita smisurata del gambling reale e on line ha portato alla creazione di numerose associazioni di cittadini che chiedono a gran voce che il governo ponga un freno allo strapotere dei giochi d’azzardo. La piaga sociale che questo ha creato infatti è sempre più aperta e diventa inibente per la vita delle comunità. Quindi si è aperta nel maggio 2016 la Conferenza Unificata Stato-Enti locali, al termine della quale si è deciso di concentrare le macchine per il gioco d’azzardo in 180 mila luoghi appositamente dedicati che, di fatto, diventano dei piccoli casinò. Altre novità si attendono per l’anno prossimo ma, anziché migliorare la situazione, sembrano solo poter aggravare il problema.