Identikit del giocatore d’azzardo patologico

Il gioco d’azzardo patologico, anche detto “ludopatia”, è diventato anche in Italia un fenomeno estremamente diffuso. Se un tempo esso era limitato, e quindi l’incombenza di affrontarne le conseguenze ricadeva solo sulla famiglia dell’ammalato, al giorno d’oggi la ludopatia è ufficialmente riconosciuta come patologia che ha ripercussioni molto gravi anche a livello sociale.

Per questo periodicamente vengono promosse indagini statistiche al fine di aver un quadro più chiaro e completo della situazione nazionale, per poterla di conseguenza gestire al meglio. In Italia il Servizio Sanitario Nazionale mette a disposizione di cittadini i SerT (Servizi per le Tossicodipendenze) e i SerD (Servizi per le Dipendenze patologiche), in quanto i sintomi presentati da chi soffre di dipendenza dal gioco, o dall’alcol, o dalla droga, non sono dissimili, e spesso le origini dei diversi mali scaturiscono da una fonte comune. Esistono inoltre dei centri privati. A queste realtà si è rivolta l’indagine promossa dall’Istituto Superiore di Sanità, che ha inviato delle schede da compilare a scopo statistico a SerT, SerD e strutture private. In tutto hanno risposto 343 centri pubblici e 137 privati. I centri di natura pubblica hanno dichiarato di avere in programma delle attività specificatamente rivolte a chi soffre di disturbi da gioco d’azzardo, con personale qualificato e formato per queste patologie. Le cose stanno un po’ diversamente invece per i centri gestiti da associazioni private, che cercano di organizzarsi ma spesso soffrono per mancanza di fondi adeguati, o di spazi disponibili, o di personale qualificato. Per questo si vedono costretti a rimandarei casi più gravi al SerD di riferimento. L’incremento della necessità di fare fronte a problemi legati alle ludopatie si è fatto registrare in tempi relativamente recenti. SerT e SerD hanno iniziato ad occuparsene già dal 2005, ma le strutture private invece hanno iniziato ad essere indirizzate in questa direzione solo dal 2014, segno che il fenomeno ha avuto un’impennata specie negli ultimi anni. Quando questi centri devono diagnosticare la presenza di una ludopatia su un paziente non si basano solo su una valutazione medica ma anche sociale. Ad esempio, si considera lo stato in cui sono i rapporti interpersonali del paziente con la sua famiglia e con gli amici, se ha contratto debiti con le banche; se si è macchiato di reati finalizzati all’acquisizione di somme di denaro. Per quel che riguarda la valutazione medica si rileva che spesso la ludopatia convive con altri disturbi, per lo più psichiatrici. Nella maggior parte dei casi le cure sono gratuite, ma non sempre. L’indagine ha anche fatto emergere dei dati interessanti relativamente all’identikit del giocatore d’azzardo patologico. In base a quanto emerso dalle schede compilate, la fascia di età che più sovente si rivolge alle strutture in cerca di aiuto è compresa tra i 41 e i 50 anni. A seguire viene la fascia più giovane, tra i 31 e i 40 anni. In questo caso si parla per lo più di uomini, con un rapporto di 4 a 1 rispetto alle donne. Ma man mano che l’età cresce questo divario diminuisce, fino a sparire quasi del tutto nelle persone di età compresa tra i 61 ei 70 anni. In conclusione, l’ISS rileva il fatto che negli ultimi dieci anni il fenomeno delle ludopatie ha avuto una crescita mai conosciuta in passato, con risvolti sociali molto preoccupanti. Per questo è necessario che il Servizio Sanitario Nazionale si occupi del fenomeno formando il personale e attraverso attività di informazione. L’ISS stesso si è preoccupato di pubblicare la “Guida ai Servizi territoriali per il trattamento del disturbo da gioco d’azzardo”.